Le droit des couples gay à Monaco

Il diritto delle coppie omosessuali a Monaco

Publié par Paolo Petrini le 27/11/2025

Temps de lecture 18  min.
Tassazione e legislazione
Le droit des couples gay à Monaco

Il 27 novembre 2025 lo studio 99 Avocats ha riunito a Monaco quattro figure di spicco del diritto per una conferenza di rara densità dedicata a un tema divenuto imprescindibile: lo statuto giuridico delle coppie omosessuali nel Principato. Attorno al tavolo, l’avvocata Sarah Filippi e l’avvocato Thomas Giaccardi, entrambi difensori, Thomas Brezzo, presidente del Consiglio Nazionale, e Patrice Spinosi, avvocato presso il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione, hanno offerto un’analisi rigorosa della realtà monegasca. Come ha ricordato Me Filippi in premessa, «non si tratta di opinioni ma di una lettura obiettiva del diritto e dei suoi effetti». Questi temi giuridici si pongono anche per molti futuri residenti che intendono trasferirsi a Monaco, talvolta in coppia.

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Davanti a un pubblico attento, sotto gli stucchi delle sale conferenze del Monte Carlo One nel quartiere del Carré d'Or, questi autorevoli relatori hanno presentato un panorama completo dei blocchi giuridici, delle incoerenze strutturali e delle conseguenze umane e patrimoniali che colpiscono ancora le coppie omosessuali residenti a Monaco. Lungi da un dibattito teorico, la conferenza ha messo in luce situazioni concrete dalle implicazioni profonde: successioni, filiazione, riconoscimento della coppia, ordine pubblico, trascrizione dei matrimoni esteri, fiscalità ereditaria, adozione, funzionamento del Contratto di Vita Comune.

Attraverso queste analisi emerge un dato: il Principato si trova a un momento cruciale, fragile nella sua posizione attuale e pressato da standard europei che si evolvono rapidamente. Questa lettura fattuale mostra un paese confrontato a aspettative sociali crescenti e a una dinamica continentale sempre più esigente, mentre il suo diritto di famiglia rimane uno dei meno protettivi in Europa.

Per quasi due ore i relatori hanno dissezionato il funzionamento attuale del diritto monegasco, analizzandone l’architettura, le zone d’ombra e le conseguenze molto concrete che ne derivano per le coppie interessate.

Monaco, una classifica che fa riflettere: 43° su 45 in Europa

Secondo l’ultima edizione della Rainbow Map pubblicata da ILGA-Europe, Monaco appare al 43° posto in Europa per la tutela dei diritti LGBT+, un livello particolarmente basso per uno Stato generalmente considerato precursore e avanguardista in molti ambiti di governance, attrattività e modernità istituzionale. Questo punteggio, evidenziato dai relatori durante la conferenza, è stato qualificato come “anormale” in un’economia che aspira a essere esemplare sulla scena internazionale.

Questa fragilità giuridica ha conseguenze pratiche per le coppie che cercano di diventare residenti monegaschi, in particolare per quanto riguarda l’alloggio e lo status familiare.

Come ha sottolineato Sarah Filippi, «è incomprensibile che un paese così performante in tanti settori sia uno degli ultimi d’Europa quando si tratta di diritti familiari e di protezione giuridica». A suo avviso, questa bassa posizione non riflette né un rifiuto sociale né un conservatorismo popolare, ma piuttosto un vuoto strutturale del diritto: l’assenza di riconoscimento della coppia, l’assenza di uno status, l’assenza di meccanismi di protezione. Una discrepanza che, secondo gli esperti, non corrisponde né alla realtà sociologica di Monaco né all’immagine di efficienza e adattabilità che il Principato rivendica sulla scena internazionale. Le coppie interessate devono anche tener conto delle condizioni per vivere a Monaco, poiché alcune situazioni amministrative si complicano senza uno status coniugale riconosciuto.

 

L’ordine pubblico monegasco come blocco giuridico

Nel corso degli interventi, uno dei punti più sensibili è stato il modo in cui Monaco utilizza la nozione di ordine pubblico per rifiutare qualsiasi riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso. I relatori hanno ricordato che storicamente il Principato applicava un “ordine pubblico attenuato” che permetteva di riconoscere atti stranieri divergenti dal diritto interno, meccanismo a lungo utilizzato senza difficoltà in numerose situazioni. Ma questa tradizione si è interrotta bruscamente.

Nel 2023 la Corte d’appello aveva riconosciuto, in perfetta coerenza con questa prassi, un matrimonio omosessuale celebrato negli Stati Uniti. Alcuni mesi dopo, la Corte di revisione ha annullato tale decisione in cassazione senza rinvio, misura eccezionale, stimando che un simile matrimonio fosse ormai manifestamente contrario all’ordine pubblico monegasco. Questo dibattito ha conseguenze concrete per le persone che desiderano ottenere un permesso di soggiorno a Monaco, poiché l’assenza di status coniugale influenza alcune pratiche familiari.

Questa vicenda non è rimasta senza eco politico. Come ha spiegato Thomas Brezzo, l’annullamento di una sentenza riguardante una coppia americano‑monegasca, il cui matrimonio era stato inizialmente riconosciuto dalla Corte d’appello, ha spinto il Consiglio Nazionale a depositare, il 5 novembre 2025, una proposta di legge per modificare l’articolo 27 del Codice di diritto internazionale privato. L’obiettivo era permettere il riconoscimento di atti esteri quando il rifiuto comporterebbe un attentato sproporzionato alla vita privata o familiare. Ma il testo è rimasto bloccato: non essendo stato inserito all’ordine del giorno dal Governo, non ha mai potuto essere dibattuto. Un episodio che Brezzo ha presentato come rivelatore dei limiti istituzionali attuali e del mantenimento di una linea politica particolarmente rigida sull’argomento.

Secondo Thomas Giaccardi questa rottura giurisprudenziale segna «il passaggio da un principio di apertura pragmatica a una concezione rigida dell’ordine pubblico, utilizzata non più per proteggere la coerenza del diritto ma per fissare il sistema in un rifiuto assoluto dell’evoluzione». La posizione è stata confermata da una nota ufficiale del governo indirizzata a un notaio, in cui si indica esplicitamente che Monaco non riconosce alcun matrimonio omosessuale celebrato all’estero, qualunque sia la nazionalità dei coniugi. Agli occhi degli esperti presenti, questa postura non è giuridica ma istituzionale, rivelando una volontà politica di mantenere uno status quo che, secondo loro, non corrisponde più alla realtà europea né ai bisogni dei residenti interessati.

 

Il Contratto di Vita Comune, uno strumento largamente insufficiente

I relatori si sono soffermati a lungo sul Contratto di Vita Comune introdotto nel 2020, presentato all’epoca come un grande passo avanti nel riconoscimento delle coppie non sposate. Ma per i giuristi presenti, questo dispositivo è più una costruzione amministrativa che un vero status coniugale. Secondo Sarah Filippi, «il CVC è stato concepito per dare l’illusione di una protezione, ma non offre nessuno degli attributi fondamentali di un’unione». A differenza di quanto suggerisce il suo nome, questo contratto non apre diritti familiari e non crea alcun legame giuridico tra i partner. Somiglia più a un accordo patrimoniale molto limitato, disconnesso dalle reali questioni delle coppie.

Gli elementi mancanti sono numerosi; i relatori li hanno ricordati con precisione:

  • nessun riconoscimento della coppia in quanto famiglia,

  • nessun diritto in materia di filiazione o genitorialità,

  • nessuna possibilità di portare lo stesso cognome,

  • nessun diritto successorio automatico, il che può avere conseguenze quando si vende un appartamento a Monaco per esempio

  • nessuna protezione paragonabile a quella di un PACS o di un’unione civile europea,

  • e un ambito di applicazione così ampio da poter essere concluso anche tra membri della stessa famiglia.

Per gli specialisti, quest’ultima caratteristica tradisce la vera natura del dispositivo: un contratto neutro, senza dimensione coniugale, senza valore simbolico, privo di portata protettiva. Diversi relatori hanno definito il testo “ipocrita”, ritenendo che produca più comunicazione politica che progresso giuridico. Ai loro occhi, il CVC rappresenta un compromesso minimalista che consente allo Stato di affermare di aver agito, mantenendo una netta separazione tra coppie eterosessuali riconosciute e coppie omosessuali prive di status. Questa assenza di status si estende anche all’alloggio. La nostra guida dedicata all’affitto di un appartamento a Monaco mostra quanto le configurazioni familiari influenzino alcune pratiche.

 

Una discriminazione giuridica

Se c’è un ambito in cui le disparità di diritti appaiono con particolare chiarezza, è quello delle successioni. I relatori hanno descritto situazioni concrete, talvolta drammatiche, che rivelano la profondità dell’ineguaglianza tra coppie eterosessuali e omosessuali nel Principato. Come ha sottolineato Thomas Giaccardi, «l’assenza di uno status non si limita a un’invisibilità simbolica; finisce per produrre ingiustizie patrimoniali di una brutalità che sorprende in uno Stato moderno come Monaco». Nello stato attuale del diritto, una coppia omosessuale sposata all’estero rimane giuridicamente inesistente agli occhi delle autorità monegasche, con conseguenze immediate e gravose in caso di successione.

Le differenze di trattamento sono nette e perfettamente documentate:

  • un coniuge eterosessuale è erede legale prioritario e beneficia di un’esenzione totale dai diritti di successione;

  • un coniuge omosessuale non ha alcun diritto automatico, anche se legalmente sposato nel proprio paese d’origine;

  • in assenza di testamento, può essere totalmente escluso a favore di parenti lontani, talvolta sconosciuti al defunto;

  • se designato da testamento, è considerato un terzo e viene tassato al 16 %;

  • in caso di Contratto di Vita Comune abbinato a un testamento, l’aliquota scende al 4 %, ma rimane discriminatoria, poiché non ridotta a zero;

  • nessun meccanismo attuale gli conferisce la protezione di cui gode un coniuge eterosessuale, in particolare il diritto d’uso temporaneo della casa coniugale o la legittima.

Alcuni casi evocati durante la conferenza illustrano l’entità del problema: coppie che hanno vissuto insieme venti o trent’anni a Monaco, costruendo una vita stabile e socialmente riconosciuta, scoprono alla morte dell’uno che il loro matrimonio celebrato all’estero è giuridicamente inesistente. Il partner superstite può ritrovarsi da un giorno all’altro privo del proprio alloggio, del suo patrimonio, e persino costretto a lasciare Monaco se non ha un altro titolo di soggiorno. Le parole di Sarah Filippi riassumono l’emozione suscitata da queste situazioni: «quando la legge cancella trent’anni di vita comune in poche righe, non è un dibattito giuridico, è uno shock umano».

Una via giuridica teorica esiste comunque: l’articolo 63 del Codice di diritto internazionale privato, che permetterebbe di applicare la legittima prevista dalla legge nazionale del defunto. Ma questo meccanismo presuppone che il partner sia riconosciuto come coniuge, condizione impossibile da soddisfare finché Monaco rifiuta la trascrizione dei matrimoni omosessuali celebrati all’estero. In pratica, l’unica soluzione oggi accessibile alle coppie interessate resta la redazione di un testamento ben formulato, una protezione minima e costosa che mette in luce l’entità della discriminazione strutturale.

 

Monaco e l’Europa: lo scarto giuridico

La questione della conformità di Monaco agli standard europei ha occupato un posto centrale nell’analisi, poiché il quadro continentale evolve rapidamente e impone ormai requisiti dai quali è difficile sottrarsi. Su questo punto la Corte europea dei diritti dell’uomo svolge un ruolo determinante. Pur non potendo costringere uno Stato ad aprire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso, essa impone tuttavia un nucleo imprescindibile: divieto di discriminazione, protezione effettiva della vita familiare, riconoscimento minimo dei diritti delle coppie sposate all’estero. Varie sentenze recenti lo dimostrano, inclusa la condanna dell’Italia per aver lasciato coppie omosessuali prive di qualsiasi struttura giuridica capace di tradurre la loro unione nel diritto interno. A Monaco la situazione è simile: un matrimonio contratto all’estero, anche perfettamente valido, non produce alcun effetto per la successione, il soggiorno o la vita familiare.

Patrice Spinosi lo ha riassunto con chiarezza: «la CEDU non si limita a esaminare i testi, ma osserva la realtà vissuta. E nella realtà monegasca, una coppia può costruire venti o trent’anni di vita comune senza che ne derivi alcuna protezione quando si verifica un evento importante». Questo approccio pragmatico della Corte rende la posizione attuale del Principato fragile. In assenza di riforma, esso si espone a un contenzioso la cui esito, secondo gli specialisti del diritto europeo, sarebbe difficilmente favorevole.

In questa prospettiva è illusorio immaginare che Monaco possa rimanere a lungo ai margini degli standard europei senza una conflittualità giuridica. Gli obblighi internazionali cui il paese aderisce, diretti o indiretti, finiranno meccanicamente per imporre una conformità minima. Più passa il tempo, più il Principato rischia di diventare uno degli ultimi territori d’Europa a non offrire alcuna forma di tutela alle coppie dello stesso sesso, una posizione difficilmente sostenibile a livello internazionale.

 

Piste di riforma semplici, realistiche e immediatamente applicabili

Al termine della conferenza è emerso un punto di consenso: Monaco potrebbe, senza stravolgere le sue istituzioni né rinunciare alle sue peculiarità, mettere in campo un quadro giuridico più coerente per le coppie dello stesso sesso. Gli specialisti presenti hanno individuato diverse piste di riforma che non costituiscono una rivoluzione ma un adattamento pragmatico, compatibile con gli impegni internazionali del paese. Tra le misure giudicate più realistiche spiccano tre direttrici.

In primo luogo, l’evoluzione del Contratto di Vita Comune appare come la soluzione più rapida da attuare. Si tratterebbe di trasformare questo dispositivo patrimoniale minimalista in una vera e propria unione civile, dotata di diritti familiari, successori e sociali, sul modello dei patti di numerosi Stati europei. In secondo luogo, una revisione del modo in cui Monaco interpreta l’ordine pubblico permetterebbe di riconoscere alcuni effetti giuridici dei matrimoni celebrati all’estero, senza rimettere in discussione la definizione monégasca del matrimonio. Infine, diversi esperti hanno sottolineato la necessità di eliminare le discriminazioni successorie e di porre fine all’applicazione automatica delle aliquote del 4 % o del 16 %, giudicate incompatibili con l’esigenza di non discriminazione inscritta negli impegni internazionali del Principato.

In sintesi, le raccomandazioni avanzate si basano su tre pilastri:

  • rafforzare il Contratto di Vita Comune per farne un’unione civile credibile,

  • alleggerire il riconoscimento delle decisioni estere in materia familiare,

  • garantire una minima uguaglianza successoria per evitare rotture brutali alla morte di un partner.

La questione successoria è centrale, in particolare a causa delle differenze di tassazione. La nostra guida dedicata alla fiscalità a Monaco illustra queste differenze e le loro conseguenze concrete. Queste misure, lungi dall’essere rivoluzionarie, permetterebbero di inserire Monaco in un movimento già ampiamente adottato sul continente, preservando il suo modello istituzionale e i suoi equilibri interni. Costituirebbero anche una risposta concreta alle aspettative crescenti di parte della popolazione, senza esporre il Principato al rischio di un contenzioso europeo che avrebbe poche possibilità di vincere.

 

Un’eccezione monegasca difficile da mantenere

La conferenza lo ha mostrato con chiarezza: il Principato si ritrova oggi in un momento cruciale. L’attuale quadro giuridico, segnato dall’assenza di riconoscimento della coppia omosessuale, dall’inesistenza di uno status protettivo e da un’interpretazione restrittiva dell’ordine pubblico, non corrisponde più né alle pratiche europee né ai bisogni di molti residenti. Man mano che l’Europa rafforza i suoi standard sulla vita familiare, Monaco si isola in una posizione sempre più vulnerabile, tanto sul piano giuridico quanto su quello simbolico.

Uno degli intervenuti ha riassunto la situazione in poche parole: «le soluzioni esistono, ciò che manca oggi non è il diritto, è la volontà». Questa frase potrebbe servire da filo conduttore ai dibattiti futuri. Il Principato, spesso esemplare nella sua capacità di adattare rapidamente il proprio modello, deve ora decidere se desidera applicare questa stessa dinamica alla questione dei diritti delle coppie dello stesso sesso o se preferisce conservare un’eccezione giuridica il cui costo simbolico, umano e potenzialmente europeo potrebbe rivelarsi sempre più gravoso.

Autore
Paolo Petrini, esperto immobiliare Monaco
Articolo redatto da Paolo Petrini

Esperto riconosciuto del mercato immobiliare monegasco, Paolo Petrini dirige Petrini Exclusive Real Estate e accompagna da oltre dieci anni famiglie e investitori nei loro progetti a Monaco. La sua esperienza locale e il suo approccio personalizzato garantiscono analisi affidabili e adattate alle esigenze internazionali.

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