Publié par Paolo Petrini le 16/03/2026
Alcuni Olandesi stanno considerando Monaco nel 2026 nel contesto di una transizione nella tassazione della ricchezza nei Paesi Bassi. Il sistema a casella 3 rimane basato su un rendimento a tasso fisso del 36%, mentre è prevista una riforma verso un'imposta sul reddito reale per il 2028, che riduce la prevedibilità fiscale per alcuni beni internazionali.
Monolocali, bilocali, trilocali, appartamenti di grandi dimensioni, attici e proprietà di prestigio.
Per i grandi asset internazionali, questa transizione rende la pianificazione fiscale più complessa. Monaco offre un quadro fiscale personale più stabile per gli individui, a condizione che la residenza sia reale, documentata e conforme alle norme internazionali.
Il confronto tra Paesi Bassi e Monaco diventa strategico per alcuni investitori nel 2026. L'argomento non riguarda solo il settore fiscale, ma anche la prevedibilità del capitale nel lungo termine.
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Per la maggior parte delle famiglie imprenditoriali e degli investitori benestanti, una decisione di espatriazione non si basa su una semplice logica di pagare meno tasse nel breve termine. Piuttosto, la questione centrale è sapere in quale contesto fiscale e legale un grande patrimonio possa essere costruito, strutturato e trasferito in modo prevedibile nel corso di diversi decenni.
Questo è diventato più comune nei Paesi Bassi negli ultimi anni. Il sistema fiscale olandese si basa su una particolare architettura che distingue tra diverse categorie di reddito e beni, ciascuna soggetta a regole specifiche.
Il regime olandese è strutturato attorno a tre categorie fiscali:
Riquadro 1, che riguarda il reddito dal lavoro e il reddito assimilato, con un'aliquota massima di circa il 49,5%
Ricassa 2, che si applica a partecipazioni azionarie sostanziali in società, con aliquote comprese tra il 24,5% e il 31%
Casella 3, che riguarda i beni privati ed è attualmente basata su un'imposta fissa di circa il 36%
Per la maggior parte dei contribuenti, questa struttura è principalmente un'organizzazione tecnica del sistema fiscale. Per gli investitori con asset più grandi, la situazione è diversa. Quando gli asset includono portafogli di mercati azionari internazionali, partecipazioni in aziende familiari, investimenti o immobili detenuti in più giurisdizioni, le scelte fiscali diventano strettamente legate alla ricchezza e alle decisioni strategiche.
In questo tipo di situazione, gli investitori non guardano solo all'aliquota fiscale per un dato anno. Devono inoltre anticipare la stabilità delle regole fiscali nel lungo termine, poiché le loro decisioni come la vendita di beni, la ristrutturazione di un gruppo familiare, l'organizzazione di un patrimonio o la localizzazione di investimenti internazionali vengono spesso prese nell'arco di dieci-trent'anni.
È proprio per questo motivo che la questione della prevedibilità fiscale assume particolare importanza. Un quadro fiscale stabile rende possibile strutturare un bene e organizzarne il trasferimento senza dover regolarmente rivedere le strategie adottate.
Al contrario, quando le regole fiscali si evolveranno, come avviene attualmente con la transizione dalla casella 3 a un modello di rendimento reale, alcuni investitori iniziano a guardare ad altre giurisdizioni dove il quadro fiscale personale appare più chiaro e stabile nel lungo termine.
Man mano che la questione della prevedibilità fiscale diventa più importante, alcuni investitori non sono più limitati ad analizzare il proprio ambiente interno. Stanno ampliando il loro pensiero ad altre giurisdizioni che potrebbero offrire un quadro diverso in termini di tassazione personale, stabilità normativa e pianificazione patrimoniale.
In questo contesto, Monaco compare regolarmente nei confronti internazionali. Il Principato si distingue meno per incentivi fiscali specifici che per la semplicità e la continuità del suo quadro applicabile alle persone fisiche. Questa stabilità contrasta con un ambiente olandese in transizione, in particolare intorno al regime box 3.
Questo confronto diventa più concreto quando viene messo in prospettiva su criteri chiave:
Su un orizzonte di 10-15 anni, l'effetto cumulativo di una tassa annuale sulla ricchezza può rappresentare diverse centinaia di migliaia o addirittura diversi milioni di euro per i beni più grandi, indipendentemente dalla performance dei beni.
Per gli investitori coinvolti, la questione non si limita a questo differenziale. Si tratta della capacità di evolversi all'interno di un quadro fiscale chiaro, dove le regole applicabili alla detenzione, vendita e trasferimento dei beni rimangono sufficientemente stabili da consentire decisioni a lungo termine.
Da questo punto di vista, il confronto tra Paesi Bassi e Monaco non si riferisce a una semplice opposizione tra due livelli di tassazione. Riflette due approcci al rischio fiscale: uno integrato in un sistema in evoluzione, l'altro basato su un quadro più stabile per gli individui.
La risposta dipende principalmente dalla struttura degli asset, dal livello di internazionalizzazione degli asset e dagli obiettivi a lungo termine.
Un espatrio a Monaco non è solo un confronto fiscale. Comporta vincoli legali, fiscali e operativi che possono essere significativi a seconda del profilo dell'investitore.
La residenza fiscale deve essere reale, documentata e coerente con la situazione personale ed economica complessiva. Le autorità fiscali esaminano, tra le altre cose, la presenza effettiva, il centro degli interessi economici e la coerenza delle strutture patrimoniali.
Inoltre, alcuni meccanismi fiscali olandesi continuano ad avere effetti dopo la partenza. Partecipazioni significative possono dare origine all'imposta di uscita e l'imposta di successione può rimanere applicabile fino a dieci anni dopo l'espatriazione.
La mancanza di un trattato fiscale completo tra Monaco e i Paesi Bassi richiede anche particolare attenzione ai rischi di doppia imposizione e alla qualificazione della residenza fiscale.
In questo contesto, un espatrio mal strutturato può generare più incertezza di quanta ne risolva. Per questo motivo è essenziale un approccio coordinato tra tassazione, strutturazione dei beni e residenza efficace.
Per un investitore con decine di milioni di euro, la domanda non è quanta tassa verrà pagata quest'anno, ma quanto capitale potrà essere trattenuto e trasferito in un periodo di 10-20 anni all'interno di un quadro fiscale stabile.
Trasferirsi a Monaco non riguarda tutti gli investitori olandesi. Questa decisione diventa generalmente rilevante per profili specifici, i cui vincoli e obiettivi di ricchezza sono diversi.
Al contrario, gli imprenditori attivi, il cui reddito dipende principalmente da un'attività operativa nei Paesi Bassi, generalmente trovano nel quadro olandese un ambiente più adatto alla loro situazione.
Un investitore con un investimento di 5-10 milioni di euro nel proprio portafoglio può essere soggetto a un'imposta annuale ricorrente sul proprio capitale nei Paesi Bassi. In 10-15 anni, questa tassazione può rappresentare diverse centinaia di migliaia di euro.
In un contesto come quello di Monaco, l'assenza di tassazione del capitale consente una capitalizzazione più lineare, che modifica significativamente la traiettoria della ricchezza a lungo termine.
Monaco non tassa il reddito personale, il che consente la capitalizzazione senza tassazione ricorrente. Al contrario, il sistema olandese tassa la ricchezza tramite la casella 3, il che riduce la prevedibilità a lungo termine.
Il confronto tra i Paesi Bassi e Monaco va ben oltre una semplice lettura delle aliquote fiscali. Mette in evidenza un'evoluzione più profonda: la transizione da un ambiente fiscale storicamente stabile a un quadro in evoluzione, di fronte a una giurisdizione basata su una presunta continuità regolamentare.
Nei Paesi Bassi, la graduale riforma del regime della cassa 3 illustra un movimento più ampio osservato in molte economie sviluppate: il desiderio di allineare meglio la tassazione del capitale alla sua realtà economica, ma a scapito di una complessità crescente e di una visibilità ridotta nel breve e medio termine. Per la maggior parte dei contribuenti, questa evoluzione rimane absorbibile. Per beni significativi e internazionalizzati, cambia in modo più profondo l'equazione della ricchezza.
In questo contesto, Monaco non è una fuga opportunistica, ma un punto di riferimento. Il Principato offre un quadro fiscale personale straordinariamente stabile, leggibile e coerente nel tempo, che consente alla gestione del capitale di far parte di una logica di continuità. Tuttavia, questa stabilità non deve essere interpretata come assenza di vincoli: al contrario, fa parte di un ambiente impegnativo in termini di residenza efficace, trasparenza internazionale e coerenza delle strutture patrimoniali.
La vera distinzione tra i due modelli risiede quindi non solo nel livello di tassazione, ma anche nel modo in cui il rischio fiscale viene distribuito nel tempo. Da un lato, un sistema in evoluzione, potenzialmente più accurato ma meno prevedibile; dall'altro, un quadro più semplice, ma basato su una selezione implicita di profili capaci di stabilirsi lì permanentemente.
Per un investitore con asset significativi, spesso diversificati a livello internazionale, questa differenza diventa struttural. In un orizzonte di dieci-vent'anni, la capacità di capitalizzare senza attriti fiscali ricorrenti, di organizzare il trasferimento in un quadro stabile e di arbitrare i propri beni senza incertezza normativa può produrre differenze significative, anche indipendentemente dalla performance intrinseca degli investimenti.
Alla fine, la scelta tra restare nei Paesi Bassi o stabilirsi a Monaco non è né una decisione fiscale immediata né un movimento di reazione. Fa parte di una riflessione più ampia sulla governance patrimoniale, la gestione del rischio regolatorio e la proiezione a lungo termine del capitale. È proprio in questa dimensione strategica che Monaco, per certi profili specifici, sta ora riconquistando il suo posto nell'equazione della ricchezza internazionale.
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